Napule è nu paese curiuso:
è nu teatro antico, sempe apierto.
Ce nasce gente ca, senza cuncierto,
scenne p’e strate e sape recità.
Nunn’ è c’o ffanno apposta, ma pè lloro
’o panurama è na scenografia,
‘o popolo è na bella cumpagnia
l’elettricista è Dio ca’ e fà campà.
Ognuno fà na parte, na macchietta;
se sceglie ‘o tipo, ‘e panne, ‘a truccatura,
n’intercalare, na cammenatura
pè fà successo e pè se fà guardà.(Eduardo De Filippo, 1900–1984)
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Che cos’è il teatro?
Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro.
L’attore
L’attore muore senza poter dire di aver raggiunto la perfezione. Egli dà al pubblico il risultato della sua continua esperienza; ma tale esperienza, nel momento stesso in cui si raggiunge, diventa fatto superato.
Il pubblico
La storia del mio lavoro termina con la parola fine, scritta in fondo all’ultima pagina del copione; poi ha inizio la storia del nostro lavoro, quello che facciamo insieme noi attori e voi pubblico, perché non voglio trascurare di dirvi che non solo quando recito, ma già da quando scrivo il pubblico io lo prevedo. Se in una commedia vi sono due, cinque, otto personaggi, il nono per me è il pubblico: il coro. E’ quello a cui do maggiore importanza perché è lui, in definitiva, a darmi le vere risposte ai miei interrogativi.
La messa in scena
Una messa in scena è lavoro di creazione: crea l’autore, crea l’attore, crea il regista, lo scenografo, eccetera. Quando tale lavoro si vale del contributo entusiastico e umile di tutti, si fa teatro. Quando uno degli elementi predomina sugli altri, esso dà spettacolo di sé.
Lo stimolo emotivo
Alla base del mio teatro, c’è sempre il conflitto tra individuo e società. Voglio dire che tutto ha inizio, sempre, da uno stimolo emotivo: reazione a un’ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi, sgomento di fronte a fatti che, come le guerre, sconvolgono la vita dei popoli… Solo perché ho assorbito avidamente, e con pietà, la vita di tanta gente, ho potuto creare un linguaggio che, sebbene elaborato teatralmente, diventa mezzo di espressione dei vari personaggi e non del solo autore
(estratti da: “E uno, doie, tre e quatt’!”… Visita a casa di Eduardo De Filippo)











